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Todi

“...per primo fondò la città di Todi il fratello del re di Chiusi...Fuggendo quello da queste parti alla ricerca di proprie mura, credette opportuno costruirle su un colle che si chiamava Collemezzo. Ma apparve qualche cosa di meraviglioso che fu ritenuto un augurio. Comparve infatti un'aquila che teneva sotto le ali due aquilotti di colore diverso e differenti dalla madre che sorreggeva con gli artigli una piccola tela, che distese su una montagna, e lì ritennero che andavano fatte le prime fondamenta delle mura …”.
Così Quirino Colono narrava nella sua Historia Tudertina le leggendarie origini della città ed a questa bella leggenda si ispirarono i todini dalla metà del ‘200 per creare le insegne del libero comune medievale rappresentate appunto da un’aquila che tiene negli artigli un drappo e nelle ali spiegate due aquilotti che alludevano ad Amelia e Terni fortemente legate da patti federativi alla città dominante sottoscritti rispettivamente ne 1208 e nel 1217.


DA VEDERE:
Tempio di San Fortunato
Innocenzo III nel 1198 consacrò un altare dedicato a San Cassiano all’interno della antica chiesa di San Fortunato che reca però numerose testimonianze della sua origine paleocristiana. Questa prima chiesa di cui restano oggi i leoni stilofori del portale di ingresso, due pulvini d’arte bizantinezziante ed una trasformati in acquasantiere era orientata secondo l’uso corrente da ovest ad est e corrispondeva alla Cappella Gregoriana a destra dell’attuale catino absidale.
Nel giugno del 1292 si gettarono le fondamenta del nuovo sontuoso edificio in purissimo stile gotico con impianto “a sala”.

La facciata della Chiesa
I minori francescani ed il comune di Todi profusero nell’opera le loro migliori energie almeno fino alla devastante peste del 1348 quando, secondo vari indizi i lavori vennero sospesi per riprendere a seguito di una riformanza comunale del 1405 che imponeva una tassa del due per cento su tutti i passaggi di proprietà per finanziare la fine dell’opera cui attese il maestro Giovanni Santuccio da Firenzuola ed il nepote Bartolo. Intorno alla metà del ‘400 fu completata la bellissima sezione inferiore della facciata. Una grossolana leggenda vuole che non fosse terminata perché gli orvietani accecarono il Maitani in quanto temevano che questi la facesse più bella di quella del duomo di Orvieto. Tanto si narra ancor oggi in dispregio delle incolmabili inesattezze storiche e cronologiche.

Il Duomo della Santissima Annunziata


La facciata squadrata del duomo

Il Duomo intitolato alla Santissima Annunziata risale al XI sec.Un'ampia scalinata del 700 precede la facciata attuale che e' decorata con tre fastosi rosoni.L'interno e' a croce latina con tre navate separate da pilastri e colonne .Da ammirare il coro ligneo opera di Antonio Bencivenni ,Il Giudizioo Universale di Ferrrau' da Faenza ed il grande crocefisso di scuola umbra.


Il Carcere di San Cassiano
Poco distante dal tempio di S. Fortunato, posto sul colle della Rocca (il punto più alto di Todi), si trova il carcere di S. Cassiano, una cisterna romana dove la tradizione vuole che nel II sec. vi fosse rinchiuso il martire Cassiano. Più tardi fu trasformato in oratorio cristiano e per molto tempo vi si conservarono le reliquie dello stesso Fortunato, patrono della città.
La costruzione, di forma quadrangolare, presenta una porta d'ingresso a tutto sesto che poggia sopra due rudimentali capitelli, e due piccole finestre aggiunte successivamente.


La porta del Carcere

La Chiesa di Santa Maria della Consolazione

La chiesa di Santa Maria della Consolazione

Isolata fuori dalla cerchia delle mura medievali sorge la chiesa di S. Maria della Consolazione, un edificio rinascimentale a croce greca con tre absidi poligonali e una, quella a nord, semicircolare.
Nel 1508 iniziarono i lavori di scavo delle fondamenta secondo il disegno che con molta probabilità fornì Bramante. Un operaio era intento a pulire dai rovi l’immagine a fresco della Madonna col Bambino e santa Caterina d'Alessandria; con il panno che stava usando si deterse un occhio semispento per una fastidiosa cateratta e questo miracolosamente guarì.
Il popolo accorse ed immediatamente i maggiorenti della città decisero di innalzare alla Madonna detta appunto “della consolazione” un tempio bellissimo e di grandi dimensioni.

Quella antica immagine è ancora oggi conservata nell’occhio centrale della fastosa e barocca macchina d’altare.



 

 

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